SAVOCA - La “Hollywood” degli anni ’70: il borgo siciliano che fu il set preferito dai registi mondiali

 


Esiste un luogo in Sicilia dove il tempo sembra essersi fermato per scelta di un regista. Arroccato su un colle bivertice che domina il Mar Ionio, Savoca non è solo uno dei “Borghi più belli d’Italia”, ma è una vera e propria icona del cinema mondiale. Se oggi il mondo identifica la Sicilia con atmosfere senza tempo, lo deve in gran parte a questo piccolo comune della città metropolitana di Messina, scelto da Francis Ford Coppola per girare le scene più iconiche del capolavoro “Il Padrino”.

Savoca e “Il Padrino”: un legame eterno

Mentre molti pensano che le vicende di Michael Corleone siano state girate nell’omonima città di Corleone, la realtà è diversa. Coppola, cercando una Sicilia autentica e non ancora stravolta dal modernismo, rimase folgorato da Savoca.

Il fulcro di questo mito è il Bar Vitelli, situato nel settecentesco Palazzo Trimarchi. È qui che Michael Corleone (Al Pacino) siede per chiedere al signor Vitelli la mano di sua figlia Apollonia. Il bar è oggi una meta di pellegrinaggio mondiale: i suoi tavolini all’aperto e la facciata ricoperta di vite rampicante sono rimasti identici a quelli del 1971, trasformando un semplice locale in un monumento della storia del cinema.

Non solo Bar Vitelli: la Chiesa di San Nicolò

Poco distante dal bar, percorrendo le stradine medievali, si incontra la Chiesa di San Nicolò (XIII secolo). Questo edificio, che domina il panorama dall’alto di un costone roccioso, ha ospitato le riprese del matrimonio tra Michael e Apollonia. Vedere oggi il sagrato dove gli attori sfilarono in una delle scene più celebri del cinema mondiale regala un senso di vertigine storica. Ma Savoca non è solo una scenografia: la chiesa stessa è un tesoro che custodisce una statua argentea di Santa Lucia del 1666.

Il mistero delle 17 chiese e la Cripta dei Cappuccini

Savoca vanta un passato glorioso: tra il XV e il XVIII secolo fu il centro principale della Valle d’Agrò, arrivando a ospitare ben 17 chiese. La più importante è la Chiesa Matrice (monumento nazionale dal 1910), edificata nel 1130. Ma il record più “oscuro” di Savoca si trova nel Convento dei Cappuccini. Qui, in una cripta realizzata nel XVII secolo, sono conservati 17 corpi mummificati di notabili, sacerdoti e aristocratici savocesi. Queste mummie, oggetto di studi internazionali (come il “progetto mummie siciliane”), venivano preparate attraverso il processo del putridarium nella chiesa matrice, un rito che testimonia il profondo e complesso legame della cultura siciliana con l’aldilà.

Una storia millenaria: dai Romani agli Ebrei

Le radici di Savoca affondano nell’epoca romana, ma il borgo fiorì sotto i Bizantini e gli Arabi. Un capitolo quasi dimenticato riguarda la comunità ebraica. Fino al 1492, Savoca ospitava circa 300 ebrei, esperti tessitori e tintori. Oggi, vicino alla Chiesa di San Michele, si possono ancora scorgere i ruderi dell’antica Sinagoga di Savoca, un tempo cuore pulsante di un quartiere multiculturale che fu bruscamente interrotto dall’editto di espulsione spagnolo.

Architetture “Greche” e finestre bifore

Passeggiando per il quartiere Borgo, si incontra la Casa Medievale con finestra bifora del XV secolo. Citata per il suo “stile greco” e gotico-siculo, è un raro esempio di edilizia tardo-medievale conservata perfettamente. Savoca è un museo diffuso: tra la Porta della Città (arco a sesto acuto del XII secolo) e i resti del Castello di Pentefur, ogni pietra racconta di una città d’arte che per secoli è stata sede periferica dell’Archimandrita di Messina.

Il Martirio di Santa Lucia: un teatro a cielo aperto

Se visitate Savoca ad agosto, potreste imbattervi in una rappresentazione che sembra uscita dal Medioevo. Una bambina vestita di bianco interpreta Santa Lucia, portata a spalla mentre un uomo mascherato da diavolo (il “virsèriu”) cerca di tentarla. È un rituale codificato fin dal 1831, dove il borgo intero si trasforma in un palcoscenico per celebrare la vittoria del bene sul male, tra soldati romani e buoi che tirano corde simboliche.

Savoca oggi: tra spot internazionali e turismo d’élite

Non solo Coppola: il fascino di Savoca continua a sedurre i registi contemporanei. Recentemente, il Bar Vitelli è stato scelto da Rocco Papaleo per uno spot nazionale di una celebre birra, confermando che il borgo non ha perso il suo magnetismo. Con i suoi vigneti, uliveti e agrumeti che degradano verso la Fiumara d’Agrò, Savoca rimane la meta preferita di chi cerca la Sicilia più pura, lontana dal turismo di massa e immersa in un’atmosfera da leggenda.


Fonte - Cefalunews - 13 Marzo 2026

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